l'abito di piumeSono alle prese con la lettura di un libro molto carino di Banana Yoshimoto. Si intitola L’abito di piume edito da Feltrinelli. L’ho acquistato insieme ad altri libri nel periodo di Natale. Mi piaceva il titolo e la storia sembrava interessante.

Questo cercare nel passato per capire meglio il presente: è per me fondamentale. Non che sia giusto ritornare indietro nel tempo, ma più che altro per quella voglia di fermarsi nel Paradiso dei ricordi e capire dolcemente cosa è successo in noi e fuori di noi. Dopo è bene lasciar andare tutto, come fa un fiume con le sue acque.

Così sui passi della giovane protagonista Hotaru ho camminato anch’io ai margini di un vecchio paesello di provincia. Un luogo solitario, noioso per molti versi, e così distante dalla grande città di Tokio, viva in qualsiasi ora del giorno e della notte. Hotaru vuole dimenticare la sua sofferenza d’amore, per questo ritorna nel luogo che l’ha vista crescere. Dove si sente spaesata e accolta allo stesso tempo. Qui decide di vivere nel retrobottega del bar della nonna. Una donna sui generis più amante delle orchidee che dei clienti. Con una serra e vasi di terracotta sparsi un po’ ovunque nel bar. Con questa donna eccentrica e i suoi sentimenti tra la depressione e la scoperta di sé Hotaru incontra un ragazzo. Le sembra di averlo già visto. Ma dove?

La Yoshimoto mi piace per la sua capacità di descrivere l’amore. Lo fa in maniera sottile come fosse una leggera brezza estiva. Mi sono appuntata così alcune di queste descrizioni, eccole qua:

L’acqua che senza sosta ti scorre davanti agli occhi non torna più indietro. Il vento soffia e la vista cambia a seconda dell’ora, di poco ma continuamente.

Chi l’ha detto che in questi casi soffre di più chi è ammalato? Chissà perché il mio compagno non si era nemmeno chiesto se invece la sofferenza non fosse maggiore per chi, senza cadere malato o scoppiare in lacrime, continuava ad avere appetito, a uscire e a vedere gli amici.

Era stato tutto molto divertente, niente di più, proprio come quando in primavera soffia il vento tiepido e con la punta del naso ti godi i suoi profumi dolci, oppure come quando in inverno ti senti felice a stare seduta davanti alla stufa con le ginocchia bollenti.

Io mi ero immersa in quella vita di coppia, in quella grande storia d’amore senza futuro in cui giorno dopo giorno si accumulavano leggeri ricordi quotidiani privi del peso della realtà.

Ero convinta di essere diventata vecchia. Condurre la vita di tutti i giorni era già uno sforzo immane per me, il mio corpo non aveva più l’energia di fare nient’altro. Non riuscivo a credere fosse possibile indebolirsi a tal punto per colpa di una semplice delusione d’amore.

Esercizio di scrittura creativa
Il libro parla di una delusione d’amore e il percorso per uscire fuori da quello stato di accondiscendente apatia. Chi di noi non ha avuto una delusione d’amore? Credo che nessuno sia immune da questa sofferenza. Perché non raccontarla? Perché non scrivere la storia di quella delusione, magari romanzandola, trasportandola in altri tempi, altri luoghi, con altri personaggi. Se non vogliamo rivivere la nostra, perché ancora ci fa male, proviamo ad ascoltare quella dei nostri genitori, dei nostri nonni. Di quelle persone anziane che hanno un ricordo anche felice dei primi fallimenti d’amore. Alla fine capiremo che non siamo così soli. E che ciò che proviamo e sentiamo è simile a quello di tante altre persone.

Buona scrittura a tutti