In questi giorni ero assorta nelle mie ricerche quando mi sono imbattuta nel piccolo libricino di Umberto Eco, Sator arepo eccetera. Sono suoi giochi linguistici davvero interessanti che mostrano la padronanza dello scrittore con le parole. Nella sezione À rebours ribalta il significato addirittura del primo canto dell’Inferno di Dante.
Dante Alighieri
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinnova la paura!Tanto è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch’i vi trovai,
dirò de l’altre cose ch’i v’ho scorte.Io non so ben ridir com’io v’intrai,
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.Ma poi ch’i fui al piè d’un colle giunto,
là dove terminava quella valle,
che m’avea di paura il cor compunto,guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de’ raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogni calle.
Umberto Eco
Al margin del ristar di vostra morte
mi persi in un deserto illuminato
ritrovando le piazze più distorte.Hip hip come a tacer son consolato
di questa piana mite e assai civile
di cui parlar mi fa rassicurato.Sì poco è dolce ch’assai più è l’ovile.
Ma ad evitare il mal ch’io non scoprii
tacerò del già detto, ch’è assai vile.Saprei male tacer come ne uscii,
tanto ero vispo e sveglio in su quel tratto
che alla piazza mendace il passo aprii.Ma come in cima al picco fui issofatto
là dove cominciava lo strapiombo,
che m’avrebbe allegrato come un matto,guardai in basso e già udivo il rimbombo
e l’aspro turbinar di meteorite
che arresta a tutti il piede come piombo.
Esperimento n. 01
Ho pensato che potremmo provarci anche noi. Ho scelto questa poesia di Umberto Saba, La capra:
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
Buona riscrittura a tutti
Ps: a me è uscito questo:
Ho urlato a un ippopotamo.
Era con altri in laguna, era libero.
Affamato di erba, arso
dal sole, ruggiva.Quel diverso ruggito era ostile
alla mia felicità. Ed io tacqui, prima
per serietà, poi perché la felicità è momentanea,
ha più voci e cambia.
Questo silenzio non udiva
ridere in un ippopotamo di gruppo.In un ippopotamo dal viso africano
non udiva difendersi ogni altro bene,
ogni altra assenza.
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